venerdì 30 aprile 2010

Racket sui lidi, in manette un fedelissimo di Setola

30/04/2010

Il pizzo è come le tasse, va sempre pagato. Anche in periodo di crisi. Ma a Pinetamare, come peraltro anche nel resto di Castelvolturno, la scorsa estate per gli stabilimenti balneari è stata la peggiore stagione mai registrata a causa dell’inquinamento marino. E allora i superstiti del gruppo camorristico Setola-Cirillo per «andare incontro» ai titolari dei lidi hanno calato le pretese per la «protezione»: dai settemila euro stabiliti e pagati di anno in anno a quattromila. Quindi, nonostante il dispiegamento di uomini da parte delle forze dell’ordine messo in campo dopo la strage degli africani, il clan, secondo quanto accertato dall’indagine dei carabinieri di Pinetamare, continuava imperterrito sul territorio le sue azioni criminose. A pretendere ed incassare la tangente, era Michele Barone, per il quale lo scorso mercoledì la direzione distrettuale antimafia ha spiccato un ordine d’arresto. Il trentenne, residente a Castelvolturno e cognato di un altro affiliato del gruppo criminale bidognettiano che operava sul litorale (Francesco Diana detto «Salvi»), è stato rintracciato e arrestato ieri ad Ivrea, in provincia di Torino. Ad incastrarlo, hanno contribuito le testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia e le intercettazioni ambientali che proverebbero un’estorsione condotta ai danni di un grosso stabilimento balneare della località a sud di Castelvolturno che sarebbe stato costretto a pagare alla gang la somma di diecimila euro.

01/05/2010
Droga e munizioni, tre persone in manette
Vincenzo Ammaliato
Tossicodipendenti e piccoli puscher d'Isernia in trasferta nella provincia di Caserta per l'acquisto della droga, scoperti ed arrestati dalla polizia di Santa Maria Capua Vetere. Gli agenti hanno fermato la coppia di molisani, Pasquale Di Leonardo e Carmine Durante, mentre transitava in auto lungo la statale 7 bis nel territorio di San Tammaro. Dopo un breve controllo, nella vettura sono stati trovati 4 piccoli panetti contenenti in totale 12 grammi d'ashish, uno di cocaina e tre di eroina probabilmente acquistati sul litorale domiziano. Per i due è scattato l'immediato arresto per spaccio di sostanze stupefacenti, ma prima del trasferimento in carcere sono stati condotti al vicino ospedale di Capua. Qui, l'autista del veicolo, il ventisettenne Pasquale Di Leonardo, è risultato essere positivo al drug-test, per cui è stato anche denunciato all'autorità giudiziaria per guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. E a Mondragone, invece, i carabinieri della locale stazione, impegnati in un'attività di controllo e repressione sempre del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti si sono imbattuti a sorpresa in un piccolo deposito di proiettili. Nella cantina di un pregiudicato della zona, infatti, sono stati trovati sessanta proiettili calibro nove, nascosti in un intercapedine. L'uomo, Emilio Sciaudone, aveva precedenti penali per reati legati allo spaccio di droga, ma non risulta organico a nessun clan malavitoso. Probabilmente si era procurato quei proiettili per rivenderli a qualche organizzazione criminale del luogo. I sessanta colpi, adesso, sono oggetto di analisi da parte della scientifica, che vuole capire la loro provenienza. I proiettili calibro nove, infatti, sono utilizzati anche dalle forza armate. Molti di questi colpi, peraltro, furono esplosi proprio sul litorale domizio dalla cosca di Setola-Cirillo durante la stagione del terrore del 2007-2008. Intanto, per il trentanovenne di Mondragone si sono aperte le porte del penitenziario. © RIPRODUZIONE RISERVATA

martedì 27 aprile 2010

Un coccodrillo nel lago? No, era una bufala


27/04/2010

Che nei laghetti del litorale domizio si possa trovare di tutto, sono le cronache giudiziarie degli ultimi anni a confermarlo. Peraltro, risulti d’edilizia, vecchi elettrodomestici, carcasse di bufalotti e tanto altro sono facilmente scorgibile da chiunque si affacci sulle sponde degli specchi d’acqua della zona. Ma che un coccodrillo si aggiri come una normalissima trota nel blu del lago di Falciano del Massico, sembra davvero troppo un’esagerazione. Ciononostante, gli uomini del corpo forestale domenica sera e tutto la giornata di ieri l’hanno trascorsa proprio a scandagliare lo spazio d’acqua del lago alla ricerca di un alligatore. Domenica pomeriggio, infatti, un pescatore della zona si era recato negli uffici della forestale per denunciare l’avvistamento. «Ne sono certo, avrebbe detto agli uomini della forestale. Era enorme ed aveva i denti acuminati». Eppure, il risultato della ricerca, è stato negativo (o forse sarebbe meglio dire «positivo»). Nessua traccia dell'animale che solitamente vive nelle paludi australiane. D'altronde, passi pure per le fogne delle grandi metropoli, ma quale coccodrillo avrebbe il coraggio di immergersi nelle acque dei laghetti del litorale domizio. Vincenzo Ammaliato



30/04/2010
Se non è a tutti gli effetti l’attuazione di quello che ormai è passato alla storia come “Modello Caserta”, ci manca davvero poco. In campo sono schierati uomini della polizia municipale, dei carabinieri, della forestale, della polizia provinciale. Il ricercato, però, non è un boss di un’organizzazione criminale, ma un rettile: il coccodrillo del lago di Falciano, che secondo un pescatore si aggirerebbe fra le sponde dello specchio d’acqua da almeno una settimana. A giorni, peraltro, arriverà nell’oasi domiziana, un’equipe di tecnici specializzata nella cattura di animali esotici. E lungo gli argini dello specchio d’acqua saranno piazzate numerose trappole per arrivare alla cattura del ricercato speciale. Intanto, a Falciano del Massico cresce fra la gente del posto la psicosi coccodrillo. Peraltro, se davvero un alligatore avesse scelto di vivere in questo lago, in breve tempo grazie ai rifiuti gettati abusivamente nell’acqua potrebbe anche diventare grande quanto un drago.
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30/04/2010
Il coccodrillo nel lago, squadra speciale per catturarlo
Vincenzo Ammaliato
Non allarmismo ma precauzione. Giulio Cesare Fava, il primo cittadino di Falciano del Massico, crede alla presenza di un coccodrillo nel lago del suo Comune, ma invita la gente del suo paese a non cedere alla psicosi. Peraltro, lunedì scorso ha emanato un’ordinanza sindacale d’urgenza con la quale ha vietato la pesca, l’immersione e lo stesso avvicinamento a chiunque non sia autorizzato allo specchio d’acqua in questione. «Ma è stato solo ieri - ha fatto sapere il sindaco Fava - che mi sono convinto della effettiva presenza del rettile. Solo dopo aver parlato col pescatore che lo ha avvistato». L’incontro ravvicinato sarebbe avvenuto lo scorso sabato. Il protagonista è un cinquantenne di Carinaro che si trovava da solo al momento dell’avvistamento per una battuta di pesca sportiva. L’uomo ha raccontato sia agli uomini del corpo della forestale dove ha presentato regolare denuncia, sia al sindaco di Falciano che stava tirando su una trota che aveva appena pescato quando la sua attenzione è stata distolta da uno strano rumore. Si è girato verso la sua destra e a meno di dieci metri di distanza ha visto nitidamente il coccodrillo mentre sbranava con le sue fauci una carpa. «In quel momento - ha raccontato - ho provato un grande spavento. Ma sono certo si trattasse di un alligatore, in quanto da giovane ho lavorato in un circo ed ero a contatto proprio con degli alligatori». E il circo ritorna anche nelle parole del sindaco Fava. «Qualche mese fa - ha detto il primo cittadino - qui da noi si è fermato per un paio di settimane un gruppo circense. L’animale potrebbe essere scappato da quel posto ed essersi rifugiato nel lago». Ma a Falciano c’è chi giura sulla presenza del coccodrillo in zona da molti anni. C’è chi sostiene addirittura di averlo visto in età giovanile, quando era appena un cucciolo. Qualcun altro, invece, sostiene che potrebbe essere scappato da un allevamento di coccodrilli che si troverebbe nella vicina Cellole. Per sfatare ogni leggenda metropolitana e probabili suggestioni, la polizia provinciale ha attivato una sorta di task force che si metterà a breve sulle tracce del presunto alligatore di Falciano. Già probabilmente oggi arriveranno sulle sponde del lago un gruppo di tecnici coordinati dagli uomini del servizio veterinario dell’Asl per piazzare delle specifiche trappole sulle sponde dello specchio d’acqua. In pratica, se a Falciano così come nelle paludi australiane c’è davvero un coccodrillo, il famelico animale ha poche ore di tempo per godersi la sua libertà. © RIPRODUZIONE RISERVATA


03/05/2010
Coccodrillo nel lago, ricerche senza esitoFalciano del Massico La testimonianza del pescatore: «Ma io l’ho visto davanti a me»
Vincenzo Ammaliato
Si chiama Antonio, ha ventinove anni, vive a Carinola ed è un muratore che da oltre un anno, però, non riesce a trovare un lavoro stabile. È lui che dieci giorni fa si è recato sconvolto negli uffici della forestale di Castelvolturno denunciando di aver visto poco prima un coccodrillo nel lago di Falciano del Massico, a due passi da Mondragone. «Ne sono sicuro, aveva raccontato al maresciallo Paolo Verdicchio. Si tratta al cento per cento di un alligatore. Stavo per tirare su una carpa con la mia canna da pesca, quando il grosso animale è fuoriuscito dall'acqua con un repentino balzo ed ha afferrato il pesce che tenevo all'amo e se lo è divorato in due bocconi». Da quel giorno gli uomini della forestale, ma dallo scorso fine settimana anche esperti provenienti da più parti d'Italia stanno setacciando l'intera area della riserva naturale dove si trova il lago di Falciano. Ma del grosso rettile, nessuna traccia. Le numerose trappole posizionate per attirare il coccodrillo sono rimaste tutte intatte al loro posto. Nessuno strano movimento è stato notato nell'acqua. «Eppure - sostiene il sindaco di Falciano, Giulio Cesere Fava - perché mai il pescatore di Carinola avrebbe dovuto mentire». L'uomo, peraltro ha formalizzato una regolare denuncia, e potrebbe anche correre il rischio di essere denunciato a sua volta per il reato di «procurato allarme». Secondo un esperto giunto ieri nell'area della riserva naturale di Falciano, il coccodrillo potrebbe essere arrivato nel lago dall'affluente del canale del Savone che sgorga in esso. E da qui potrebbe anche esserne uscito. Nell'attesa che l'animale sia trovato o che si sgonfi l'attesa per la sua cattura e che il coccodrillo di Falciano sia finalmente dimenticato, l'area in questione è stata interdetta ai visitatori e ai tanti curiosi da un'ordinanza comunale. Intanto, Antonio, il muratore disoccupato di Carinola ha perso anche lo svago che lo aiutava ad attendere senza grosse ansie la chiamata di un datore di lavoro. Per lui, dal giorno dell'incontro ravvicinato, nessun'altra battuta di pesca. Gli è bastata quella al coccodrillo. © RIPRODUZIONE RISERVATA



05/05/2010
Coccodrillo nel lago, spunta un filmato
Vincenzo Ammaliato Falciano del Massico.
Polizia municipale e provinciale, carabinieri e corpo forestale dello stato lo cercano da circa dieci giorni. Da ieri, poi, si è aggiunto anche un gruppo speciale della forestale proveniente da Roma (Cites), dotato di particolari sistemi informatici e capace di effettuare rilievi molto approfonditi. Ma di lui, ancora nessuna traccia. Il ricercato speciale non è un pericoloso latitante della feroce cosca dei cosiddetti «Casalesi», ma un «coccodrillo» che secondo alcuni testimoni dimorerebbe nel lago della riserva del Comune di Falciano. Al vaglio degli esperti, peraltro, adesso c'è anche un breve filmato eseguito con un telefono cellulare che riprenderebbe lo spostamento nell'acqua del rettile. Ad eseguirlo, una persona di Napoli, che insieme ad un suo conoscente di Falciano, domenica scorsa si sarebbe recato nei pressi del lago e avrebbe assistito e filmato la fuga del rettile. «Il filmato è autentico, ha fatto sapere paolo Verdicchio, comandante della forestale. Non è detto, però, che la scia in acqua sia stata fatta da un coccodrillo. In zona ci sono numerose nutrie, e potrebbe essere anche proprio un animale di questa specie ad essere stata ripresa nel filmato». In ogni caso, oggi sarà sciolto ogni dubbio. Gli agenti del Cites, eseguiranno sul filmato i propri test. «E saremo in grado di affermare con certezza, fa sapere il comandante Verdicchio, se è stato ripreso il movimento di un coccodrillo o di un altro animale». Ma se nel lago di Falciano c'è davvero un coccodrillo, come mai non sarebbe caduto in una delle numerose trappole poste da oltre una settimana in zona? Anche per questa circostanza il maresciallo Verdicchio chiarisce che bisogna ancora identificare con precisione, qualora ci fosse un rettile le lago di Falciano, a quale specie appartiene. «Il servizio veterinario ha posto le trappole per i coccodrilli. Il nostro rettile, sostiene Verdicchio, potrebbe appartenere anche ad altre specie». © RIPRODUZIONE RISERVATA


07/05/2010
Coccodrillo nel lago, testimoni e impronte
Vincenzo Ammaliato Il Corpo Forestale dello Stato non lo ha ancora ufficializzato. Ma che un rettile viva nel lago della riserva naturale di Falciano del Massico è pressappoco certo. Ieri mattina c'è stata la terza segnalazione e questa volta anche il maresciallo Paolo Verdicchio è certo della presenza dell'animale. «L'ennesima segnalazione, ha fatto sapere il comandante della stazione della forestale di Castelvolturno, Verdicchio, è verosimile, ed è stata effettuata da due persone adulte che non avrebbero alcuna ragione per mentire». L'incontro ravvicinato sarebbe avvenuto poco prima delle 12. I due uomini, uno residente a Carinola e l'altro a Falciano, si sarebbero recati nei pressi dello specchio d'acqua spinti dalla curiosità che il caso sta suscitando. E avrebbero visto il rettile sulla sponda del lago. «Lo abbiamo visto in maniera nitida per oltre un minuto, hanno raccontato. Eravamo distante da lui non più di venti metri. Quando poi si è reso conto della nostra presenza si è tuffato in acqua ed è sparito in profondità». La testimonianza dei due uomini è molto simile a quelle effettuate dal pescatore di Carinaro (il primo ad avvistare il rettile) e dal turista napoletano. Hanno parlato tutti di un animale lungo circa due metri. A questo punto, resta solo da capire a quale specie appartenga. Potrebbe essere sia un caimano, sia un alligatore. E in questi due casi si tratterebbe di un esemplare adulto. Se invece si trattasse di un coccodrillo, sarebbe un cucciolo. In quanto l'animale tipico delle paludi australiane in età adulta può arrivare a misurare anche sei metri. Sul luogo dell'ultimo avvistamento gli uomini della forestale di Castelvolturno hanno eseguito ieri pomeriggio numerosi rilievi fotografici, che sono stati inviati immediatamente al Cites di Roma (il gruppo speciale del corpo della forestale). Intanto, il sindaco di Falciano del Massico, Giulio Cesare fava, durante un summit con le forze dell'ordine svoltosi ieri pomeriggio in municipio, ha chiesto un maggiore sforzo da parte di tutti per il ritrovamento e la cattura dell'animale. Oggi saranno rafforzate le misure di controllo all'area, affinché i numerosi curiosi che stanno arrivando in zona non possano incorrere in pericolo. Resta da capire a questo punto chi abbia potuto abbandonare il rettile nel lago. Con molta probabilità l'animale è stato acquistato in maniera irregolare da qualcuno che vive non lontano dal lago; una persona con pochi scrupoli che se n'è disfatto quando il rettile è cominciato a diventare particolarmente grande. Peraltro, il lago di Falciano hanno fatto sapere degli esperti giunti in zona, rappresenta un habitat ideale per un rettile. Qui si troverebbe al vertice della catena alimentare e, addirittura, se ci fosse una coppia potrebbe anche riprodursi. Si tratta in ogni modo di supposizioni e finora, questo è un dato certo, tutta la vicenda dipende dagli avvistamenti e non da elmenti oggettivi (impronte, animali divorati) che pure dovrebbero essere presenti se un coccodrillo dimorasse ormai stabilimente da diversi giorni in un’area tutto sommato circoscritta. © RIPRODUZIONE RISERVATA





10/05/2010
Falciano, torna il coccodrillo. quarto avvistamento sul lago
Vincenzo Ammaliato Falciano del Massico.
Questa volta l’hanno visto in tre il misterioso residente del lago di Falciano. Tre fratelli residenti a Falciano del Massico che ieri pomeriggio, dopo pranzo, si sono recati nei pressi del lago per una passeggiata rilassante e che hanno avuto l’incontro ravvicinato con quello che ormai è stato battezzato come «il coccodrillo di Falciano». A dare la notizia del quarto avvistamento del rettile (il primo era stato fatto da un pescatore di Carinaro, poi da un turista napoletano e subito dopo da una coppia di amici di Carinola) è stato direttamente il sindaco di Falciano, Giulio Cesare Fava. «Ormai ne sono certo anche io - ha sostenuto il primo cittadino - i tre fratelli che hanno visto il rettile sono persone che conosco da molto tempo, e sono certo della veridicità del loro racconto». L’avvistamento sarebbe avvenuto mentre il rettile usciva dall’acqua. I tre fratelli hanno raccontato di aver avvertito il rumore di un grosso animale che risaliva la sponda del lago. Si sono voltati ed hanno visto nitidamente il grosso rettile a poco più di dieci metri di distanza. Sono scappati ed il ricercato speciale si è rituffato in acqua. «Era lungo almeno due metri» hanno riferito al sindaco Fava. «E siamo certi si tratti di un coccodrillo o di un’altra specie simile». Che un coccodrillo, oppure un caimano o un alligatore dimori nel blu del lago di Falciano è ormai quasi certo. Pare però si tratti di un esemplare, per così dire, prudente. Si fa avvistare senza grossi problemi da pescatori, turisti e curiosi. Ma sta ben in guardia da farsi vedere dai numerosi agenti delle forze dell’ordine che da ormai due settimane sono continuamente sulle sue tracce. © RIPRODUZIONE RISERVATA




15/05/2010
Il coccodrillo regala interviste al sindaco
Vincenzo Ammaliato Falciano del Massico. Adesso tocca ai pompieri. Da lunedì mattina, oltre agli uomini del corpo della forestale, ci sarà anche una squadra specializzata dei vigili del fuoco sulle tracce del rettile del Lago di Falciano del Massico. Per la prima volta da quando è iniziata la «caccia al coccodrillo di Falciano» sarà utilizzata un'imbarcazione per scandagliare le acque del lago, e non solo questo. Ci sarà anche una squadra di sommozzatori, «che, garantiscono dal comando dei vigili del fuoco, resterà in zona fino alla cattura dell'animale». Eppure, il corpo forestale e la polizia provinciale e quella municipale sono alla ricerca dell'animale da quasi venti giorni, ma in tutto questo periodo il rettile è stato ben attento nel non farsi scovare, né lasciare alcuna traccia. Al contrario, l'animale sarebbe stato visto per ben quattro volte. In totale, sono otto le persone che giurano di avere avuto l'incontro ravvicinato col rettile. Il primo fu un pescatore di Carinaro. Poi è stata la volta di due curiosi provenienti da Napoli. Poi quella di un cittadino del posto con un suo amico di Carinola. E per ultimo, c'è stato l'avvistamento multiplo di domenica scorsa fatto da tre fratelli di Falciano. Intanto, il piccolo paese dell'ager falernus, oltre che per il prelibato vino prodotto in zona, sta diventando famoso proprio per il «coccodrillo» che dimorerebbe nel suo lago. La notizia della probabile presenza del rettile, infatti, sta facendo il giro d'Italia. E il sindaco del piccolo centro alle porte di Mondragone, Giulio Fava, sta ricevendo quotidianamente numerose richieste d'interviste da testate giornalistiche d'ogni parte. L'ultima in ordine d'arrivo, è quella della padana Telelombardia che pure si è interessata con un servizio alla singolare vicenda della possibile presenza del rettile nello specchio d’acqua. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Inquinamento, stop psicosi

26/04/2010
Cecoro dell'assobalneari è certo che i dati saranno in controtendenza
Castelvolturno. Per i gestori dei lidi di Castelvolturno è stata senza dubbio la pioggia caduta copiosa sabato e il tempo incerto di ieri a tenere lontani dalle spiagge casertane i turisti del fine settimane che solitamente subito dopo le festività pasquali affollavano gli stabilimenti balneari. Nessuna psicosi di massa come quella della scorsa stagione, quindi, per il litorale domizio. Ne è certo Antonio Cecoro, presidente dell'Assobalneari Campania e neoassessore alla risorsa mare del Comune di Castelvolturno. «L'operazione di dieci giorni fa della magistratura che ha portato al sequestro dei depuratori dei Regi Lagni, ha sottolineato il presidente Cecoro, è andata a reprimere fatti verificatisi fino al 2008. E alla guida degli impianti, adesso, ci sono dei custodi giudiziali nominati dal tribunale». Quindi sono tutti a attivi i quattro depuratori caduti sotto sequestro e per i quali dirigenti la procura di Santa Maria Capua Vetere ha ipotizzato il reato di disastro ambientale. Ma c'è anche di più. «Mai come in quest'ultimo periodo, sostiene il neo assessore, i depuratori dei Regi Lagni funzionano quasi a pieno regime». Antonio Cecoro fa riferimento all'impianto di sollevamento realizzato lo scorso mese al depuratore di Acerra e, soprattutto, all'attivazione delle pompe meccaniche in quello di Villa Literno. «A tal proposito, fa sapere il presidente dell'assobalneari, attendiamo fiduciosi i nuovi risultati sui prelievi effettuati in questi giorni dai tecnici dell'Arpac. Siamo certi che dopo anni di inesorabile parabola discendente, i nuovi dati saranno finalmente in controtendenza». La parola d'ordine, quindi, per gli oltre centoventi gestori dei lidi di Castelvolturno è più che mai «non drammatizzare» e infondere fiducia nella gente spaventata la scorsa estate dai reflui sversati senza alcuna depurazione dall'impianto di Cuma e dalle nuove immagini diffuse dalla guardia di finanza subito dopo l'operazione di sequestro dei quattro depuratori di dieci giorni fa. «Ringraziamo la magistratura per l'attenzione che sta dedicando alle nostre terre, ha tenuto a sottolineare il presidente Cecoro. Ed anche sulla scorta delle ultime inchieste della procura stiamo lavorando per preparare una richiesta di risarcimento danni a tutti i responsabile del disastro ambientale perpetuato negli ultimi venti anni. Ma adesso è il momento di rassicurare la gente sul probabile rischio sanitario, in quanto dai registri medici regionali non risulta alcuna traccia di pazienti ricoverati lo scorso anno per le patologie riconducibili alla psicosi "mare infetto". Ci sono zone della costa domizia dove è interdetto fare il bagno a causa dell'inquinamento; ma ci sono anche altre dove non c'è alcun rischio. E poi i nuovi dati Arpac confermeranno che il nostro mare sta andando verso un graduale recupero». Stando ai balneari, quindi, la qualità delle acque che bagnano la costa casertana volge verso il meglio. Non resta agli aspiranti bagnanti che attendere speranzosi le giornate di solleone per verificarlo. Ma natuarlmente resta da verificare, con il bel tempo, anche l’affluenza sulle spiagge non colpite da divieto di balneazione e al tipologia di turismo in base all’offerta e alla risposta da parte dei bagnanti-consumatori. È chiaro che nessuno attende, di colpo, la
ripresa a pieno regime del turismo residenziale. Ma almeno un più qualificato e consistente turismo pendolare. Questo si.


10/05/2010
Mare, vertice sulla bonifica

Vincenzo Ammaliato
Attesi con trepidante speranza da tutti gli operatori balneari della costa domiziana, ma soprattutto da quelli nel lato sud, a Castelvolturno, i nuovi dati sugli esami effettuati dall’Arpac sulle acque del mare casertano, sembra non siano incoraggianti, né in controtendenza a quelli negativi del 2009. L’avvio nei depuratori di Villa Literno e di Acerra delle pompe meccaniche per il sollevamento e il trattamento dei fanghi di risulta è avvenuto da troppo poco tempo (appena un paio di mesi), e per avere dei sostanziali cambiamenti in positivo sul processo della depurazione probabilmente bisognerà attendere ancora. I nuovi prelievi, infatti, hanno dato speranza solo ad alcuni tratti di costa nel territorio del Comune di Cellole che erano stati interdetti al tuffo. Se i successivi esami confermeranno la salubrità delle acque, il Comune a questo punto potrebbe chiedere la revoca dell’interdizione alla balneabilità. A Castelvolturno, invece, i valori dell’inquinamento sono alquanto stabili. E sono sempre le spiagge a ridosso delle foci dei corsi d’acqua a pagare lo scotto maggiore dell’inquinamento. La situazione peggiore si riscontra alle foci del Fiume Volturno, del canale dell’Agnena e, soprattutto, del canale dei Regi Lagni. Qui i valori degli enterococchi addirittura sono superiori anche del duecento-trecento per cento in più rispetto ad altri tratti della costa casertana. Ma la tabella dei risultati visitabile sul sito internet dell’Arpac, riporta dati estremamente tecnici e di non facile lettura. Per meglio capire come si sta evolvendo la situazione della costa di Castelvolturno, oggi l’assessore alla risorsa mare del municipio litoraneo, Antonio Cecoro, sarà in missione negli uffici dell’agenzia regionale all’ambiente. «Qui - ha detto l’assessore - incontrerò i vertici dell’ente che mi spiegheranno la situazione nel dettaglio. E solo dopo questo summit decideremo le azioni da intraprendere sul territorio per arrivare al totale disinquinamento delle acque». Intanto il primo cittadino della cittadina rivierasca, che dei venticinque chilometri della costa del suo territorio può contare appena su una manciata di metri balneabili, Antonio Scalzone, dice di avere già le idee piuttosto chiare su come effettuare la bonifica del mare. «Stiamo attendendo solo l’insediamento della giunta regionale - sottolinea il sindaco Scalzone - Dopodiché inizieremo un pressing ad oltranza direttamente sul presidente Caldoro affinché adotti il progetto delle condotte sottomarine ai canali fognari dei Regi Lagni e di Cuma». Mentre fra pochi giorni, fa sapere sempre il capo dell’amministrazione comunale di Castelvolturno, sicuramente entro il mese di maggio, sarà istallata alla foce dei Regi Lagni una grossa griglia metallica per impedire ai rifiuti ingombranti di spiaggiarsi lungo tutta la costa». Ma a Castelvolturno c’è chi è convinto che la situazione delle acque del mare sia già migliorata rispetto alla scorsa stagione. Numerosi pescatori subacquei della zona giurano che le acque siano più limpide rispetto alle passate stagioni calde. Ed anche i raccoglitori di telline, garantiscono di trovare molti più molluschi rispetto agli altri anni. Segnali di un mare pulito, ma che dovranno confermare i dati ufficiali dell’Arpac. © RIPRODUZIONE RISERVATA

«Minacciato dagli immigrati qui si rischia un’altra Rosarno»

25/04/2010
il sindaco denuncia e fa arrestare un clandestino. indagini della polizia sulla rappresaglia
Castelvolturno. Lo aveva promesso in campagna elettorale. Puntuale, poco dopo il suo insediamento, Antonio Scalzone, il neosindaco di Castelvolturno, minaccia di far scoppiare «una nuova Rosarno sul litorale domizio». «E in questo caso - sottolinea il primo cittadino del centro domizio - i tumulti saranno ben più gravi di quelli calabri, considerando che gli immigrati che vivono in zona sono oltre quindicimila». Motivo scatenante che ha spinto Scalzone a questa sorta di «chiamata alle armi», un episodio di cronaca capitato ieri sulla via Domiziana che lo ha visto protagonista: un episodio come ne succedono copiosi in zona. Il neosindaco, rientrando a casa sua per pranzo, aveva notato un gruppo di persone misto fra immigrati d’origine africana e italiani che stazionavano sul marciapiedi di fronte al cancello della sua abitazione, con fare sospetto. «Credevo si trattasse di spacciatori di droga e dei loro acquirenti - ha sottolineato Scalzone - e ho chiesto loro di allontanarsi. Ma, invece di andare via, hanno iniziato a minacciarmi, e mi hanno urlato di entrare in casa e farmi i fatti miei». Contestualmente, al chilometro 34 della via Domiziana (poche decine di metri di distanza dal centro d’accoglienza per immigrati Fernandes) è transitata un’automobile dei carabinieri. Il sindaco ha fatto cenno ai militari di fermarsi, e questi hanno fatto inversione di marcia per recarsi sul luogo. Le forze dell’ordine, subito dopo aver raccolto la testimonianza di Scalzone, si sono messe sulle tracce del gruppo di persone, che nel frattempo, alla vista dei carabinieri, si erano allontanate frettolosamente. Poco dopo i militari li hanno rintracciati e fermati per un controllo. Uno di loro - stando alla ricostruzione degli inquirenti - un immigrato privo di documenti, è stato condotto in caserma per gli accertamenti di rito. A questo punto sarebbe iniziata una sorta di ritorsione nei confronti del sindaco. Scalzone ha raccontato di essere stato avvicinato da tre delle persone che facevano parte del gruppo di sospetti e una di loro, una ragazza italiana, lo avrebbe minacciato per aver fatto arrestare l’amico: «Te la faremo pagare», avrebbe urlato la donna al sindaco. Sull’episodio sono ancora in corso accertamenti. E mentre i carabinieri procedevano all’arresto dell’immigrato, perché clandestino e già destinatario in passato di un provvedimento d’espulsione evidentemente non ottemperato, il sindaco di Castelvolturno invitava i suoi cittadini alla reazione: «Se il governo centrale non interviene e ci libera da questa gentaglia, mi metterò io stesso a capo della rivoluzione». Chiesto un intervento diretto del ministro dell’Interno Maroni, atteso domani a Caserta insieme con il Guardasigilli, Angelino Alfano. Si preannuncia una calda primavera sul litorale domizio.


28/04/2010
E Scalzone frena «Il governo saprà operare»
Castelvolturno. Smorza i toni il sindaco Antonio Scalzone e precisa: «Nessuna ordinanza di chiusura dei centri di accoglienza. Ma il problema dei clandestini, comunque, resta». Scalzone ne ha personalmente parlato con il ministro dell’Interno Roberto Maroni e si è detto «fiducioso che il governo farà pienamente la sua parte per debellare una volta per tutte l’endemica piaga dell’immigrazione clandestina dal litorale domizio». Benedict Osobour, presidente dell’associazione nigeriani in Campania, si è detto certo, dal canto suo, che «tumulti come quelli di Rosarno non potrebbero mai verificarsi nel centro costiero casertano. «Tranne poche mele marce - ha sottolineato - gli immigrati che vivono in zona sono persone tranquille e che non rispondono mai ad alcun tipo di provocazione». Don Antonio Bonato, invece, il missionario comboniano che lo scorso dicembre ha sostituito padre Giorgio Poletti, ha fatto sapere che «gli extracomunitari che ho incontrato nelle ultime ore non gli sono apparsi spaventati dalla possibilità che si possano verificare degli scontri». Un invito alla prudenza viene invece dai vertici dell’associazione Jerry Masslo. Intanto ieri il Pd regionale, con una nota di Antonio Amato, ha messo in guardia «dal razzismo istituzionale che potrebbe portare a episodi di violenza. Scalzone non sottovaluti».


01/05/2010
Dagli anni 80 le braccia nere sul litorale
Castelvolturno. I primi gruppi consistenti d'immigrati che si sono insediati sul litorale domizio risalgono a metà degli anni '80. Si trattava per lo più di persone provenienti dall'Africa, nello specifico, dalla zona australe del continente nero. Arrivavano a Castelvolturno per rispondere alla forte domanda di braccia che c'era in quel periodo nelle campagne della vicina Villa Literno e dei paesi limitrofi. In pratica, togolesi, ivoriani, ghanesi e molti altri di notte dormivano nelle case della costa casertana, e di giorno lavoravano nelle campagne dell'agro aversano. Dieci anni dopo, è stata la volta del grosso flusso d'immigrati provenienti dall'Est Europa; in prevalenza si trattava di donne polacche e ucraine, impegnate come cameriere nei ristoranti e nei bar della zona, o come badanti o personale addetto alla pulizia. Adesso gli extracomunitari regolari censiti all'anagrafe cittadina sono circa duemilaquattrocento. La parte del leone la giocano gli immigrati originari della Nigeria. Oggi difficile stimare gli irregolari: chi parla di circa cinquemila presenze; chi di diecimila; chi addirittura il doppio. vin.am. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mozzarella A rischio senza gli indiani
Sono invisibili. Della loro presenza in zona in pochi ne sono a conoscenza. Eppure i regolari arrivano a superare le quattrocento unità. Peraltro, il loro lavoro è praticamente indispensabile per il settore economico di punto del litorale domizio, la filiera della mozzarella di bufala. Si tratta dei tantissimi immigrati d’origine indiana e bengalese impegnati nelle centoventi aziende di allevamento bufalino di Castelvolturno. Sostengono dei turni di lavori che pochi italiani sarebbero in grado di sopportare, ed hanno un rapporto particolare con i bufali che allevano, considerato nel proprio paese d’origine un animale sacro.

lunedì 19 aprile 2010

Un altro cimitero di bufalotti, denunciati in due


20/04/2010
La scoperta dopo la confessione degli allevatori che hanno indicato il luogo dove erano stati sepolti



Uccidere e far sparire i maschi pare sia una pratica abituale

Una barbarie senza fine. Man mano che proseguono le operazioni degli uomini della forestale di Castelvolturno per risalire ai responsabile dell’uccisione dei cinquantaquattro bufalotti ritrovati un mese fa nell’invaso di una ex cava, la vicenda si arricchisce di particolari sempre più raccapriccianti e matura la convinzione che l’incivile soppressione degli animali e l’abbandono abusivo delle carcasse sia una prassi consolidata nel tempo e praticata da numerosi allevatori della zona dei Mazzoni. Ieri mattina sempre nelle campagne del centro litoraneo gli uomini diretti dal maresciallo Paolo Verdicchio hanno fatto la scoperta di un nuovo cimitero di bufalotti. Questa volta, però, le carcasse degli animali non sono state trovate in uno dei tanti laghetti abbandonati, ma in una vera e propria fossa comune. Seppelliti sotto due metri di terra. A mettere sulle tracce giuste il corpo forestale dello Stato sono state le confessioni dei responsabili del reato, due allevatori di Castelvolturno preoccupati di non far ricadere su di loro lo scempio dei laghetti del mese scorso. “Non sono i nostri i bufalotti quelli trovati nello specchio d’acqua, avrebbero raccontato alle forze dell’ordine impegnate nelle indagini. I nostri animali li seppelliamo in un luogo diverso”. Nelle loro aziende i militari in tuta verde, accompagnati dal personale veterinario dell’Asl, avevano riscontrato l’esistenza fra le altre di circa settanta bufale che avevano partorito da poco e che non allattavano alcun vitello. Dai registri delle aziende zootecniche, peraltro, non risultava alcuna soppressione di animale. La chiara prova, quindi, dell’uccisione illegale dei bufalotti da poco nati per non permettergli di nutrirsi del latte delle mamme che invece veniva destinato interamente alla filiera della mozzarella. “Nelle due aziende, ha raccontato il comandante Verdicchio, c’erano solo una cinquantina di bufalotti insieme alle mamme, ed erano tutti di sesso femminile. Neanche un maschio”. Per entrambi gli allevatori è scattata la denuncia a piede libero per soppressione non consentita di bestiame e per smaltimento illegale di rifiuti speciali. L’area della fossa comune è stata, invece, posta sotto sequestro. Si tratta di una zona incolta di proprietà demaniale, ai confini fra i territori di Castelvolturno e Cancello Arnone. Qui a breve, appena la procura cui sono stati inviati gli atti concederà l’autorizzazione, sarà scavato per recuperare i resti dei bufalotti uccisi. Il maresciallo Verdicchio è certo di trovare nella fossa i resti di tantissimi animali, ben oltre i settanta vitelli che mancano all’appello attualmente nelle due aziende. Peraltro, a carico dei due allevatori potrebbe configurarsi anche un ulteriore reato, più grave dei due già contesati. Se alcuni dei bufalotti seppelliti nella fossa comune risultassero essere stati affetti da qualche epidemia, infatti, si potrebbe profilare anche il reato di diffusione di patologie infettive. Inoltre, continuano le indagini anche per risalire agli allevatori che la scorsa settimana si sono disfatti di altre carcasse di bufali ritrovate alla foce del canale dei Regi Lagni. Appena scoperto il primo cimitero di bufalotti ad inizio marzo il maresciallo Verdicchio dichiarò di avere il sospetto di essersi imbattuto solo nella punta di un immenso iceberg. I fatti che stanno emergendo confermano tristemente quel presentimento.

domenica 18 aprile 2010

Criminalità, discariche e degrado: Domiziana in agonia


18/04/2010
Il territorio è stato devastato dalle organizzazioni che smaltivano abusivamente rifiuti nocivi
Il fiume Volturno e il canale dei Regi Lagni sono fra i due corsi d'acqua più inquinati d'Europa, tutto questo produce il novanta per cento delle acque che bagnano la costa di Castelvolturno interdette al tuffo, a causa ovviamente del forte inquinamento di natura biologica. Ma nell'entroterra, la situazione del paese litoraneo non è certo migliore. A nord del territorio comunale, al confine con i Comuni di Mondragone e Cancello Arnone, in località Mazzafarro, ci sono le due discariche gemelle Bortolotto e Sogeri, definite dagli ambientalisti delle vere e proprie «bombe ecologiche». La Bortolotto fu realizzata a metà degli anni '90 dal consorzio Ce4, e fino al 2005 ha accolto i rifiuti dell'intero litorale domizio, ma anche della città di Napoli. La discarica Sogeri, invece, era gestita da personaggi che numerose inchieste della magistratura hanno inquadrato organici alle famiglie malavitose del territorio di Mondragone, i cosiddetti «Chiuovi». Qui di giorno venivano scaricati i rifiuti urbani dei territori dei Mazzoni. Mentre di sera, arrivavano illegalmente camion dalle città del centro e nord Italia che scaricavano rifiuti speciali e pericolosi. Entrambe i siti producono un inquinamento da percolato nelle falde acquifere, come ha accertato l'Arpac, che arriva fino a quaranta metri di profondità. Entrambe le discariche, purtroppo, sono ancora in attesa di bonifica. Come in attesa di bonifica sono anche le ex cave della camorra realizzate ad est della via Domiziana durante gli Anni '70 e '80. Si tratta di una quindicina d'invasi, dalla dimensione di un campo e mezzo di calcio e di una profondità di quaranta metri. Qui, ancora oggi, viene scaricato abusivamente di tutto: dagli scarti d'edilizia, ai rifiuti ingombranti, fino alle carcasse di bufalotti come quelli scoperti un mese fa dalla forestale. In una ex cava furono rinvenuti ben cinquantaquattro bufalotti uccisi e abbandonati. Scendendo a sud del territorio, poi, nei pressi dello svincolo della sopraelevata Nola-Villa Literno, i falò di copertoni d'auto abbandonati sono divenuti ormai endemici. Insomma, la terra del litorale domizio è sempre più in-felix. v.amm. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Hydrogest, la lunga guerra con concorrenti e sindacati


17/04/2010

Novanta per cento a capo della ligure Termomeccanica S.p.A. e il restante dieci alla napoletana Giustino Costruzioni Spa. Queste le quote capitale del consorzio Hydrogest Campania che nel 2005 si è aggiudicato il progetto di finanza preparato dalla Regione per la ristrutturazione e gestione (per 25 anni) dei cinque depuratori del Ps3 (Pomigliano d’Arco, Marcianise, Orta di Atella, Villa Literno e Cuma). Aggiudicazione subito contestata - a causa dell’offerta giudicata «spropositata» - dal consorzio giunto secondo, capeggiato dall’Enel. Cominciò così la battaglia dei ricorsi. Il Tar accolse quello di Enel e soci e annullò il financial project. Verdetto ribaltato nel 2007 dal consiglio di Stato. Pochi mesi dopo iniziano le battagli sindacali all’interno dei depuratori. I circa 500 dipendenti non si sentono tutelati. «La Hydrogest - denuncia più volte il segretario regionale dell’Ugl Energia, Tammaro Tavoletta - non investe un solo euro per la ristrutturazione degli impianti. Al contrario li impoverisce non eseguendo neanche la manutenzione ordinaria». Lo scorso giugno, poi, la catastrofe: un manipolo di operai dell’impianto di Cuma, in polemica con i vertici della Hydrogest, apre le paratie e per tre giorni si riversano a mare tonnellate di reflui non trattati. Sull’intera costa domizia si diffonde la psicosi del mare malato e le spiagge si spopolano. In un comunicato, ieri la Hydrogest si è difesa ricordando gli «inadempimenti» dei committenti che avevano portato a maturare crediti «per oltre 70 mila euro», soldi solo di recente sbloccati dalla Regione; e si è detta fiduciosa che la magistratura «riconoscerà la correttezza» del proprio operato.